Scena: tre e mezza di notte. Tre volontari anpas dormono beati in una sede tranquilla e pacifica.La loro stanza, calda e accogliente, ad un tratto si riempie del suono della sirena d’allarme: qualcuno ha chiamato il 118, c’è da uscire e salvare delle vite.

Fuori nevica da molte ore ormai, e i volontari lo sanno bene. Sono preoccupati di ciò, ma sono comunque molto determinati.I tre, lentamente, si mettono seduti sui rispettivi letti. Il centralinista prende la chiamata:“si, ok, mario rossi, via delle rosse uno, paesino lontanissimo dalla sede.Bene!che codice? Ah! È un rosso???!!”

Dannazione, un codice rosso. Il paziente è incosciente, bisogna fare il più presto possibile.Dette queste parole, gli altri due volontari si alzano di corsa, non c’è un secondo da perdere. Il volontario più giovane, che dormiva sopra in un letto a castello, si alza di scatto,anche se molto addormentato.Si infila le scarpe, la maglia….Ma non si sente bene, si sente venir meno. Sente il suo cuore battere all’impazzata, correre fuori dal suo torace. Un colpo di calore lo investe, gli gira la testa. Cerca di ributtarsi sul letto…ma non ci riesce, e capitombola giù per 3 alti e grossi gradini di legno. Gli altri due volontari non vedono la scena, ma odono i rumori che il corpo incosciente del ragazzo produce. Uno dei due volontari, l’autista, corre dal ragazzo: questo è in una posizione innaturale, talmente innaturale che l’autista prende un gran spavento…e pensa al peggio. Ma lo alza di peso e lo mette su un letto. Il ragazzo per circa due minuti rimane incosciente, privo di forze,senza dire nulla. Poi, poco a poco, inizia a bisbigliare, a guardarsi in giro, ritorna in sè.

Ma bisogna uscire in ambulanza ed andare ad aiutare chi è in grave difficoltà. Il centralinista prende in mano le redini della situazione. Chiede al collega autista se va tutto bene, perchè nel frattempo la sua faccia è diventata bianca ed è stata invasa da sudore. Sudore freddo. L’autista dice di si, si sente bene, si alza e si avvia alla porta. L’autista e il centralinista chiedono al ragazzo, che lentamente si sta riprendendo, se possono andare in emergenza, tranquillizzandolo sul fatto che al rientro lo avrebbero portato in ospedale se non si sentiva bene. Il ragazzo conferma di stare meglio, e li manda fuori. Ma li, dopo tre passi, all’altezza del bagno, l’autista sviene, crollando a terra. L’intervento pronto e lesto del centralinista eviterà che il corpo dell’autista cada a peso morto, attenuando la caduta e accompagnandolo a terra.Udite le parole di aiuto del centralinista, il ragazzo si alza, riprendendosi di colpo, e andando di fretta a soccorrere l’autista. Questo, dopo pochi secondi si rialza, e si siede sul letto. A quel punto, il centralinista corre di sotto, nei garage, a recuperare l’attrezzatura perla rianimazione e un marchingegno per il controllo dei livelli di monossido di carbonio nella stanza. Intanto il ragazzo accompagna l’autista sul letto, dove sviene di nuovo. Il ragazzo lo chiama, gli da piccoli schiaffetti sul viso per farlo riprendere, e l’autista dopo poco si riprende.

Arriva di corsa il centralinista, che nel frattempo ha anche avvisato la centrale che l’equipaggio si è sentito male e non può partire per l’emergenza. I livelli di monossido sono nella norma, non c’è rischio di intossicazione. Ci si ferma un attimo e si cerca di riprendersi, tutti quanti.Quando la lucidità ritorna nei 3 volontari, si avvisa la centrale che si dirigeranno all’ ospedale per dei controlli.

E cosi, sotto la neve, il nostro equipaggio va verso il pronto soccorso più vicino, cercando di capire cosa sia successo.

Risultato: il sottoscritto, alias il ragazzo, per una settimana indosserà un bel collare. Ho qualche taglio sulla testa e sulle spalle,ma niente di preoccupante.

Stefano, alias l’autista, si riprenderà quasi completamente solo dopo un po’ di tempo, in prossimità dell’ospedale. Per tutta la mattina sarà mezzo assente, ma si è ripreso.

Max, alias il centralinista-autista, sta bene, ha preso solo un grandissimo spavento, ma sia io che Stefano possiamo ringraziare la sua freddezza e la sua prontezza nell’affrontare la situazione.

Menzione particolare per il collega e grande amico Frank, che allertato da Max del casino successo, alle 4 del mattino esce di casa e a piedi raggiunge la sede, a dieci minuti di distanza in macchina, di modo che sia garantita l’ambulanza di emergenza al ritorno di Max.

Un grazie a tutta la mia sede, che si è preoccupata delle mie condizioni quasi di più dei miei genitori. Anzi,credo proprio nettamente di più! (senza nulla togliere ai miei!)

Dio bon, che nottata!!!!!!

p.s: il signore che ha chiamato il 118 che non siamo riusciti ad andare a prendere si è salvato anche se è in grave condizioni. Comunque la medicalizzata (l’ambulanza con il medico e l’infermiere a bordo) è arrivata molto presto, noi non saremmo mai riusciti ad arrivare prima di loro, neanche con delle strade decenti e non innevate. Insomma, non siamo stati utili a nessuno, ma per fortuna quell’uomo si è salvato lo stesso.

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